Natale e Yule, due feste più vicine di quel che si potrebbe pensare

Celebriamo le festività natalizie andando alla riscoperta di una delle feste più importanti della tradizione e che si lega direttamente all’avvento del solstizio d’inverno: lo Yule. Di cosa si tratta e perché può essere considerato l’antesignano del Natale?

Il parto di Maria in una stalla di Betlemme e l’avvento di Cristo Gesù sulla Terra.

Questo è il perno intorno al quale ruota il Santo Natale per tutti i cristiani, i quali nella data del 25 dicembre ogni anno ricordano e celebrano la nascita del Signore.

Una festività che, a suo modo, si lega però anche a un altro momento che caratterizza questo esatto periodo dell’anno: il solstizio di inverno.

Un avvenimento festeggiato nella festa dello Yule. La conoscete?

Che cos’è lo Yule?

Lo Yule è la festività che celebra la notte più lunga dell’anno e, quindi, di conseguenza anche il giorno più corto dell’anno.

Un falò acceso per la festa di Yule
Immagine | Unsplash @AnnaPopović – Mentiscura.com

Parliamo ovviamente del solstizio d’inverno, momento che ricade di solito tra il 20 e il 25 dicembre (quest’anno è caduto venerdì 22 dicembre 2023, ndr).

È il giorno in cui il Sole riemerge, iniziando un periodo di crescita graduale e continua che lo accompagnerà nelle stagioni successive e lo porterà a prendersi la scena, a sfavore delle tenebre.

È un momento di rinascita, aspetto che rappresenta il primo forte legame con il Natale, festività che può essere ricondotta in qualche modo proprio allo Yule.

Stiamo parlando infatti di una festa estremamente radicata nel mondo antico e che ha finito con l’avere una forte influenza anche sulla religione cristiana e sulla Chiesa.

Il giorno esatto della nascita di Gesù, come riconosciuto dagli ecclesiastici, non è perfettamente noto, motivo per cui la data del 25 dicembre può essere considerata simbolica, nonché di richiamo proprio allo Yule.

Si tratta infatti del giorno noto anche come quello della “nascita del Sole invincibile” e dedicato al mito pagato che si lega al dio Mirta, il quale si dice nacque nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.

Ecco che ritorna quindi l’immagine del Sole, la quale non può che rimandare proprio al solstizio d’inverno, dove la parola solstizio può essere tradotta letteralmente come “Sole fermo”.

Parliamo infatti dell’esatto momento in cui il Sole sembra quasi fermarsi, interrompendo la propria discesa e non abbassandosi più oltre la linea dell’equatore celeste, per via della rotazione inclinata della Terra.

Un’azione che lo porta poi a iniziare un percorso in direzione opposta, con conseguente allungamento delle ore di luce nel corso delle giornate.

Lo Yule celebra, dunque, l’arrivo dell’inverno e del suo clima rigido e la nuova traiettoria seguita dal Sole.

Un periodo dell’anno che le popolazioni celtiche celebravano proprio con la festa in onore del solstizio d’inverno, rientrante nelle cosiddette “Feste Solari” (quelle dedicate ai due solstizi e ai due equinozi, ndr), con celebrazioni dal 19 al 23 dicembre.

Da sempre legati al culto degli elementi naturali quali forza trainante del Mondo, queste popolazioni celebravano la luce.

Il motivo? Come anticipato, il solstizio d’inverno segna l’esatto momento in cui le ore di luce iniziano a essere superiori a quelle di buio.

Ciò che i Celti festeggiavano durante lo Yule era quindi la vittoria del Sole sulle tenebre, una sorta di rappresentazione dell’eterno duello tra il bene (la luce, ndr) e il male (l’oscurità, ndr).

In questo periodo dell’anno venivano quindi accesi dei grandi falò in tutti i villaggi, a opera dei druidi (esponenti saggi presso le popolazioni celtiche, ndr), e ogni singola persona era invitata ad aggiungere un ceppo di legno al fuoco solenne.

Non solo. Durante lo Yule era anche tradizione ballare, cantare e mangiare intorno al falò, il quale altro non era se non una rappresentazione del Sole che da quel giorno avrebbe illuminato il villaggio per i mesi seguenti.

Somiglianze sorprendenti con il Natale

Diversi sono i punti di contattato che collegato lo Yule e il Natale, la maggior parte dei quali si basa su simboli e significati a essi correlati.

Candele rosse accese su rami verdi e neve bianca
Immagine | Unsplash @MyriamZilles – Mentiscura.com

L’agrifoglio e il vischio, per esempio, sono due piante che crescono tipicamente nelle isole britanniche nel periodo che va da novembre a dicembre e che caratterizzano quindi questo periodo dell’anno.

Per i Celti, il vischio era simbolo di fertilità, motivo per cui sarebbe usanza baciarsi sotto a un ramoscello di tale pianta, come si usa fare ancora oggi a Natale.

L’albero che ci siamo invece abituati ad addobbare nei modi più svariati nel periodo natalizio – il classico abete – trae origine dalla tradizione scandinava, dove veniva decorato con frutti e simboli di abbondanza così da essere propiziatore di fortuna e ricchezza per i mesi successivi.

Il Principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha portò poi questa tradizione in Inghilterra, così da farla vivere anche a sua moglie, la Regina Vittoria, e ai loro figli.

Secondo molti, anche il tipico tronchetto natalizio sarebbe da ricondurre allo Yule.

Dolce tra i più golosi e apprezzati in questo periodo dell’anno, secondo alcune discusse tradizioni, ricondurrebbe proprio ai grandi falò che i druidi celtici erano soliti accendere durante il periodo del solstizio d’inverno.

Creato in Francia e a base di pan di spagna, cioccolato e panna, si diffuse ben presto anche nelle isole britanniche, rimpiazzando – in parte – il vecchio pudding, la cui preparazione richiede sicuramente più tempo.

Per molti, il tronchetto di Natale resta quindi il Ceppo di Yule, il quale ha anche una versione decisamente meno commestibile.

Diverse persone durante le feste sono solite prendere un ceppo di legno e decorarlo con rami di sempre verde, bacche e candele, creando dei meravigliosi centro tavola o piccole opere d’arte da appoggiare ai piedi di un camino.

Anche queste decorazioni richiamerebbero i tronchi di legno che i popoli celtici erano soliti bruciare durante le festività dello Yule.

Per ultimo, così come per noi il Natale è una festa in cui stringersi nell’affetto di parenti e amici e godersi qualche giorno di riposo, anche per i popoli celtici lo Yule era un momento di convivialità e rigenerativo.

Durante questo periodo bisognava infatti recuperare tutte le energie impiegate nei mesi precedenti, così da essere pronti ad affrontare con forza e positività la nascita di un nuovo anno, sotto la guida della luce e del Sole.

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