Mar Rosso, acque sempre più agitate. Perché lo Stretto di Bab al-Mandeb è così importante per l’economia globale

Non si fermano gli attacchi dei ribelli Houthi yemeniti filo-iraniani contro le navi in transito lungo una delle rotte marittime più strategiche al mondo. Sempre più armatori si tengono alla larga scegliendo la via, più lunga e costosa, attorno all’Africa. A rischio le forniture di energia mentre torna lo spettro dell’inflazione

 

Le acque del Mar Rosso si fanno sempre più agitate, con i ribelli Houthi yemeniti che continuano a prendere di mira le navi in transito, minacciando una delle rotte marittime più strategiche al mondo. Gli armatori cominciano a tenersi alla larga dallo Stretto di Bab al-Mandeb, un braccio di mare che collega Asia e Europa, scegliendo la via più lunga e più costata attorno all’Africa. Le conseguenze, per ora, sono ancora limitate ma se la crisi dovesse protrarsi a lungo, l’impatto sarebbe incalcolabile per l’economia globale, a cominciare dalle forniture di energia.

L’importanza di Bab al-Mandeb

La rilevanza strategica di Bab al-Mandeb è nei numeri. Attraverso lo Stretto che unisce Oceano indiano e Mar Mediterraneo passa tra il 12% e il 15% del commercio marittimo mondiale, inclusi il 12% del greggio via nave, l’8% del gas liquefatto, l’8% del grano e il 20% delle navi container. Sono dunque evidenti le ricadute a livello globale di un possibile blocco della rotta. “Rischiamo di ritrovarci con i porti deserti nelle prossime settimane”, ha detto di recente il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Bab el-Mandeb in arabo significa “porta delle lacrime” o “porta del dolore”. Una definizione che sintetizza alla perfezione il destino che sin dall’antichità ha segnato il braccio di mare che separa la Penisola arabica dal Continente africano. Largo meno di 40 chilometri e lungo circa 130, si ritiene debba il proprio nome ai pericoli insiti nella navigazione, tra scogli e secche, correnti trasversali e venti imprevedibili.

Cambio di rotta

Sempre più aziende del trasporto marittimo scelgono di cambiare rotta puntando sul percorso alternativo attorno al Capo di Buon Speranza, una deviazione che prolunga il viaggio di quasi tre settimane e fa lievitare i costi, tra carburante e premi assicurativi.

Secondo il report mensile del Kiel Institute, lo scorso dicembre il transito dei container si è dimezzato mentre a gennaio è crollato del 70% rispetto ai volumi ordinari. Almeno tre armatori nel settore cisterne (Torm, Hafnia e Stena Bulk) hanno annunciato la completa sospensione della navigazione attraverso il Mar Rosso. Venerdì scorso, dopo le raccomandazioni della missione Usa nell’area, almeno una ventina di navi ha deciso di fare dietrofront e allungare il percorso circumnavigando l’Africa, come mostrano i dati di tracciamento di Lseg e Kpler.

Lo stretto di Bab al-Mandeb
Lo stretto di Bab al-Mandeb collega Asia e Europa | Fonte EIA – Mentiscura.com

A preoccupare è soprattutto il pericolo di un’interruzione delle forniture di greggio con lo stop delle navi petroliere. Ultimo in ordine di tempo, il colosso britannico Shell due giorni fa, dopo gli attacchi di Stati Uniti e Regno Unito contro i ribelli filo-iraniani, ha sospeso tutte le spedizioni a tempo indeterminato attraverso lo stresso di Bab al-Mandeb. Alla fine dello scorso dicembre era stata British Petroleum ad annunciare lo stop.

Se non bastasse, due giorni fa il Qatar ha interrotto l’invio di navi che trasportano gas naturale liquefatto attraverso il Mar Rosso. Secondo Bloomberg, sono almeno cinque le metaniere fermate dallo scorso venerdì. Si temono le conseguenze di uno stop prolungato da parte del secondo fornitore di Gnl in Europa mentre il clima invernale ha investito il Vecchio continente.

Il cambio di rotta ha causato rallentamenti nelle consegne delle merci. Diverse aziende hanno già annunciato ritardi, come il colosso svedese dei mobili Ikea. Anche il settore automobilistica sconta la crisi in Medio Oriente. Tesla ha fatto sapere che la produzione verrà sospesa per due settimane negli impianti europei, a cavallo tra gennaio e febbraio. Anche Volvo ha annunciato un stop per i ritardi lungo la catena di approvvigionamento dei componenti.

A complicare un quadro già intricato c’è la siccità che ha colpito il Canale di Panama rallentando notevolmente il transito delle navi tra l’Asia e gli Stati Uniti.

Impennata dei costi, torna lo spettro dell’inflazione

Nella terza settimana di gennaio, l’indice composito di Drewry (World container index) è cresciuto del 23% a quota 3.777 dollari per un container da 40 piedi, la principale unità di misura del comparto. Il balzo è pari all’82% se confrontato con lo stesso periodo dello scorso anno. Il costo è più che raddoppiato rispetto ai 1.382 dollari di novembre.

Secondo la piattaforma logistica Container xChange, i costi aggiuntivi per il carburante si aggirano intorno al 20%, mentre i premi assicurativi sarebbero lievitati all’1% del valore della nave, stimano le compagnie del settore interpellate da Reuters.

Un aumento dei costi che agita lo spettro dell’inflazione. Il calo dei costi dell’energia è stato alla base della riduzione dei prezzi. Di conseguenza qualunque interruzione delle forniture vanificherebbe gli sforzi fatti finora per riportare l’inflazione sotto il livello di guardia. Secondo T Rowe Price, società statunitense di gestione degli investimenti, un rialzo del 10% del costo del greggio causerebbe un aumento dell’inflazione dello 0,4% nell’Eurozona nel 2024.

Le navi mercantile lasciano il Mar Rosso
Le navi mercantili lasciano il Mar Rosso | Foto ANSA – Mentiscura.com

La missione europea Aspis

Per proteggere i commerci nel Mar Rosso, l’Europa lancerà a breve una missione. Si chiamerà Aspis (“scudo”), ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani in Senato. “Ne va della competitività dei nostri porti, il rischio è anche di un aumento dei prezzi per il consumatore finale”, ha detto il vicepremier. “Vogliamo rafforzare la presenza militare europea nell’area per tutelare la libertà di navigazione e dei traffici”. Sarà “una missione non di attacco ma di difesa. Le navi militari europee interverrebbero a tutela dei mercantili cui fanno la spinta. L’operazione punta a creare un meccanismo di dissuasione per difendere il traffico marittimo in tutta l’area, fino a Suez”, ha precisato Tajani.

Aspis ingloberà l’operazione europea Agenor, attiva nello stretto di Hormuz, per operare anche nel Mar Rosso e Golfo di Aden. E collaborerà con la missione Prosperity Guardian lanciata da Washington lo scorso dicembre, a cui partecipa anche l’Italia. Alla nuova operazione potrebbero prendere parte anche Paesi non membri dell’Ue. Il via libera è atteso già il prossimo lunedì, quando i ministri degli Esteri dell’Unione si riuniranno a Bruxelles, “in modo che la missione possa essere operativa al più presto, ha detto il ministro.

Il leader di Forza Italia ha precisato che per la missione italiana nel Mar Rosso servirà un passaggio alle Camere. “Siamo pronti ad andare in parlamento e a illustrare tutte le attività che stiamo svolgendo per garantire la sicurezza della navigazione”.

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