Le note musicali non sono sette, bensì dodici: ecco perché

Sapevate che in realtà le note musicali non sono sette, ma ben dodici? Basta osservare attentamente i tasti di un pianoforte per capire quello di cui stiamo parlando. È tutta una questione di suoni e armonie

Le note musicali che utilizziamo nella musica occidentale tradizionale non sono solamente sette, bensì dodici.

Le prime sette sono le cosiddette note naturali, da tutti conosciute come: do, re, mi, fa, sol, la e si (sono le sette note che contraddistinguono i tasti bianchi di un pianoforte, giusto per fare un esempio pratico).

Poi ci sono però anche altre cinque note, chiamate alterate, le quali sono: do♯ (o re♭), re♯ (o mi♭), fa♯ (o sol♭), sol♯ (o la♭) e la♯ (o si♭).

Dodici anziché sette: le note musicali in Occidente

Come abbiamo visto, le note che siamo soliti utilizzare nella cultura occidentale non sono solamente sette, bensì dodici.

Le note musicali sono sempre state una lingua internazionale, capaci di unire più culture
La musica è sempre stata una lingua internazionale, capace di unire più culture e popoli tra loro | Immagine Unsplash @Maksym Kaharlytskyi – Mentiscura.com

Questa scelta è stata probabilmente influenzata dalla percezione umana della consonanza, ovvero della piacevolezza del suono che si avverte quando due note vengono suonate insieme.

È proprio questo criterio estetico che avrebbe portato alla costruzione nel tempo della scala delle dodici note, come siamo abituati a sentirle.

Questo concetto deriva dalla natura stessa del suono.

Le note musicali sono infatti essenzialmente delle onde sonore con una specifica frequenza.

Per esempio, quando pizzichiamo una corda tesa, essa vibra a una determinata frequenza, producendo una nota musicale.

Se bloccassimo la corda a metà della sua lunghezza, allora quello che percepiremmo sarebbe una nota più alta, che il nostro cervello catalogherebbe istantaneamente come una versione superiore della stessa nota, ma con una frequenza raddoppiata.

Una differenza che viene marcata con il termine “ottava”.

Oltre all’ottava, un’altra distanza consonante tra due note si ha però anche quando la corda viene bloccata a un terzo della sua lunghezza, ovvero quando produce una “quinta”.

Un procedimento che può essere ripetuto così da ottenere le dodici note della scala.

Alla fine di questo processo, ovvero dopo dodici passaggi, si ritorna infatti alla nota di partenza.

Ecco, quindi, da dove nasce la suddivisione dell’ottava in dodici note, le quali, sul piano pratico, corrispondono essenzialmente ai tasti bianchi e neri presenti sulla tastiera di un qualsiasi pianoforte.

Questo sistema di suddivisione dell’ottava è stato perfezionato nel periodo tra il 1400 e il 1600 con l’introduzione del cosiddetto “temperamento equabile”, il quale assicurava che il rapporto tra le frequenze tra due note consecutive fosse costante, permettendo così di ottenere una nota doppia all’ottava.

Tuttavia, non tutti i sistemi musicali nel Mondo seguono questa convenzione.

Un esempio? In Paesi come l’India e in Medio Oriente, l’ottava viene suddivisa in un numero diverso di note, chiamate microtoni.

Possiamo quindi concludere che l’universalità e la bellezza della musica risiedono nella ricchezza delle frequenze e delle combinazioni sonore che possono essere esplorate, motivo per cui non possiamo escludere che in futuro verranno utilizzate nuove frequenze come base per creare nuovi componimenti musicali.

Frequenze che oggi ancora non utilizziamo, ma anche un domani potrebbero diventare predominanti.

Impostazioni privacy