Il multitasking esiste davvero?

Fare più cose contemporaneamente potrebbe non essere un vantaggio, ecco tutto quello che non sapevi sul multitasking

Essere multitasking, nella società di oggi, viene visto come un enorme vantaggio, soprattutto nel mondo del lavoro: saper gestire più problematiche in contemporanea, con una mano sulla tastiera del pc e l’altra pronta a risponde ai messaggi del capo.

Ma il multitasking esiste davvero? O, in realtà, stiamo solo andando a spezzettare la nostra attenzione e le nostre abilità cognitive in tanti piccoli pezzi?

Il multitasking esiste o è solo una credenza?

ragazza mangia, scrive e lavora al computer
Fare più attività contemporaneamente riduce la nostra capacità attentiva e di memorizzazione – Pexels – mentiscura.com

L’essere umano è fatto per occuparsi di una cosa per volta, quindi per essere monotasker.

Questo perché il nostro cervello funziona un po’ come un grande computer: più finestre apriamo e più operazioni gli chiediamo di svolgere, più questo andrà a sovraccaricarsi e sprecare moltissima energia, svolgendo le attività con lentezza.

Cynthia Kubu, una neuropsicologa che ha voluto indagare le capacità attentive del cervello, ha dichiarato che spesso piuttosto che svolgere più azioni contemporaneamente, in realtà ne stiamo facendo solo una per volta ma in rapida successione:

“Quando pensiamo di essere multitasking, il più delle volte non stiamo davvero facendo due cose contemporaneamente. Ma invece, stiamo facendo azioni individuali in rapida successione, o task-switching.”

Perciò, il nostro cervello non è programmato per il multitasking e, per evitare di aprire tutte quelle finestre contemporaneamente, tende ad aprirle e chiuderle in modo rapido, facendo perdere qualità alle singole azioni. Solo il 2,5% delle persone riesce ad essere multitasking in modo efficace.

Il multitasking non ci consente di imparare

Saltare da un compito all’altro, non ci permette di prestare reale attenzione a nessuna delle attività che stiamo andando a svolgere, e non ci consente di imparare, perché è come se ogni azione rimanesse sotto la nostra soglia d’attenzione.

Avete presente quando fuori dal finestrino la strada scorre veloce? Riuscite a percepire ciò che vi circonda ma non riuscite a mettere a fuoco i singoli oggetti, le auto o le persone, perché state andando troppo veloci e il cervello riesce solo a farsi un’idea generale di ciò che vi passa a fianco.

Nel multitasking avviene la stessa cosa: chi prova ad esserlo non ha il tempo di concentrarsi davvero su ciò che sta facendo e, di conseguenza, non può interiorizzare nulla. Ecco perché al lavoro, soprattutto quando si comincia un nuovo incarico, può essere complicato imparare se veniamo sommersi da nuove attività e ci viene chiesto di farle contemporaneamente: è impossibile interiorizzarle.

La tecnologia e i media ci spingono al multitasking

Come abbiamo detto, pretendere troppo nello stesso momento dal nostro cervello è controproducente perché non siamo fatti per funzionare in questo modo. Eppure, i media, i social e le nuove strumentazioni tecnologiche, ci stanno spingendo sempre di più a diventare multitasking.

Social media e multitasking

Uno studio recentemente pubblicato, ha rilevato che il 78% delle persone mentre guarda la tv utilizza lo smartphone, mentre il 72% il computer. Anche nel nostro tempo libero, quindi, tendiamo a pretendere di fare più cose contemporaneamente perché piano piano ci stiamo disabituando a prestare attenzione alle singole azioni.

Pensate ai social network e alla quantità di post che compaiono al minuto nella vostra home, probabilmente stiamo parlando di migliaia di post al giorno che scorrono davanti a voi mentre muovete il dito dall’alto al basso sullo schermo. Ma quanti sono quelli che vi ricordate a fine giornata? A quali prestate davvero attenzione? Probabilmente a due o tre.

Questo accade perché siamo talmente bombardati di contenuti che l’efficienza della prestazione cognitiva cala di oltre il 40%, proprio come avviene nel multitasking: stiamo andando a sovraccaricare il cervello che si trova costretto a suddividere come meglio riesce la nostra attenzione su tutti quegli stimoli. Il risultato? Non ricordiamo gran parte di ciò che abbiamo visto o fatto durante il giorno.

Nuovi strumenti tecnologici

Ad oggi, con il progredire della tecnologia e dell’Intelligenza Artificiale, abbiamo a disposizione sempre più strumenti pensati appositamente per permetterci di svolgere più attività in contemporanea.

Questi nuovi strumenti sono pensati per aumentare la nostra produttività al lavoro e quindi garantire maggiore efficienza, ma secondo una ricerca condotta dall’University College di Londra, a lungo andare, questa tendenza diventa nociva, per noi e per il nostro rendimento.

I risultati della ricerca mettono in luce che le persone che utilizzano più dispositivi multimediali contemporaneamente presentano una minore densità di materia grigia nella corteccia cingolata anteriore, ovvero l’area del cervello adibita al controllo delle funzionalità emotive e cognitive e questo non solo provoca ansia e forme depressive, ma può generare un circolo vizioso:

“È possibile che gli individui con una più bassa densità di materia grigia nella corteccia cingolata anteriore siano maggiormente portati a comportamenti multitasking a causa di una debolezza strutturale del loro cervello, che non riesce a controllare pienamente le emozioni.”

Ecco, quindi, che a furia di pretendere di essere multitasking, il cervello ne risente e non ci permette più di concentrarci davvero su nulla.

Le conseguenze negative del multitasking sul nostro cervello

uomo stressato si toglie gli occhiali
Pretendere di essere multitasking fa aumentare i livelli di stress – Pexels – mentiscura.com

Ecco, quindi, quali sono tutte le conseguenze negative che questo tipo di multiattività simultanea può provare al nostro cervello:

  • I processi di apprendimento sono influenzati negativamente: non apprendiamo e non ci ricordiamo quello che abbiamo fatto.
  • Efficienza e produttività ridotte: le ricorse mentali a disposizione sono sempre più scarse ed è come se entrassimo in modalità “risparmio energetico” diventando quindi meno performanti ed efficienti sul lavoro ma anche nella vita quotidiana.
  • Livelli di QI più bassi: aspetto legato ovviamente alla mancata capacità di apprendere, tanto da poter sviluppare dei deficit dell’attenzione.
  • Aumento dei livelli di stress: ci sentiamo più affaticati, ansiosi e tesi, come se stessimo costantemente correndo senza mai riprendere fiato.
  • La materia grigia si riduce e anche la memoria a lungo termine: non interiorizziamo più ciò che facciamo.

In quali casi possiamo essere multitasking senza conseguenze?

Ci sono delle azioni nella nostra vita che sono diventate talmente tanto automatiche da poter essere svolte “in sottofondo” mentre ne compiamo altre.

Ad esempio, mentre guidiamo la macchina riusciamo anche a chiacchierare con chi ci è seduto a fianco. Questo avviene perché ormai guidare è diventata un’azione automatica, che non ci richiede un investimento di energia e di attenzione (per quanto non debba mai mancare ovviamente) che richiedeva all’inizio, quando stavamo imparando.

In conclusione, la prossima volta che dovrai scrivere una mail mentre stai facendo una videoconferenza, o che ti verrà in mente di mandare un messaggio mentre stai guardando un film, fermati un attimo e prova a concentrarti solo su quello che stai facendo in quel momento.

Organizza la tua giornata in modo tale da poter svolgere le tue attività con la giusta attenzione, senza saltare da una all’altra: il tuo cervello di ringrazierà.

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