Cos’è il Kintsugi e cosa può insegnarci sulla salute mentale?

I nostri punti di debolezza possono diventare i nostri punti di forza, proprio come le crepe delle ceramiche, che “guarite” con l’oro diventano preziose

Il Kintsugi è un’antica arte giapponese che consiste nella riparazione di ceramiche rotte. La parola significa letteralmente “riparare con l’oro” da “kin” (oro) e “tsugi” (riparare). Viene utilizzata infatti una resina mista a polvere d’oro, argento o platino per nascondere le crepe e le rotture e trasformare gli oggetti in elementi decorativi. Questo concetto può insegnarci molto sulla salute mentale, infatti, può insegnarci ad accettare le nostre imperfezioni e le ferite emotive, anziché cercare di nasconderle o ignorarle. Il Kintsugi ci ricorda che la guarigione non significa tornare esattamente alla condizione precedente alla ferita, ma piuttosto cambiare per diventare qualcosa di nuovo e di ancora più prezioso. Le crepe e le rotture nella ceramica diventano parte integrante della bellezza complessiva di quell’oggetto proprio come le cicatrici sono parte della nostra unicità.

La storia del Kintsugi

La pratica del Kintsugi trova le sue radici nel XV secolo e nasce da una cultura giapponese. Secondo la leggende il Kintsugi ha avuto origine da un aneddoto legato allo shogun Ashikaga Yoshimasa. Questo un giorno affidò la riparazione di una delle sue più preziose tazze di tè a dei ceramisti cinesi, che però la ripararono secondo le tecniche di restauro classiche, utilizzando delle graffette metalliche che servivano a tenere insieme i pezzi. Il risultato finale non fu gradito da Yoshimasa, che affidò l’incarico ad altri ceramisti, questa volta giapponesi.

Kintsugi
Kintsugi | photo by Gugger licensed under (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/) – Mentiscura.com

Questi, avendo compreso l’importanza di quell’oggetto per lo shogun, cercarono di trovare un altro modo per riparare la tazza. Così decisero di utilizzare la lacca di Uruschi (resina di una pianta autoctona del Giappone) mischiata a farina di riso e di fissare sopra le linee di frattura della polvere di oro. Le crepe della ceramica apparvero così come un dettaglio prezioso e brillante che piacque a Ashikaga Yoshimasa. Nacque così la pratica del Kintsugi, simbolo di guarigione e resilienza e conferma del fatto che le fragilità non vanno nascoste e che le “crepe” non sono un simbolo di debolezza o di sconfitta personale.

Il concetto del Kintsugi applicato nella salute mentale

Il concetto del Kintsugi può essere applicato alla salute mentale. Coloro che vivono momenti difficili e si trovano a dover lottare contro una crisi possono imparare dal Kintsugi che voler nascondere a tutti i costi le ferite per apparire perfetti può essere inutile. Al contrario, accettare i difetti e ciò che rimane delle sofferenze vissute è la cosa giusta da fare per sentirsi veramente forti. Applicare i principi del kintsugi alla nostra salute emotiva significa comprendere che le ferite fanno parte della nostra esperienza di vita.

I nostri punti di debolezza possono diventare i nostri punti di forza, proprio come le crepe delle ceramiche, che “guarite” con l’oro diventano preziose. Le rotture riparate nella ceramica raccontano di una vita vissuta, proprio come le cicatrici fisiche ed emotive che portiamo. Le nostre “crepe”, possono trasformarsi nel mezzo per riscoprire noi stessi.

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